a cannabis society

Canapa Mundi, Italia. Eppur Si Muove!

canmundiAlessandro Oria | Chi vi scrive non metteva piede in Italia da 3 anni, e giusto 6 anni fa aveva dovuto abbandonare il belpaese in conseguenza della più grottesca caccia alle streghe che la “war on drug” italica ricordi, il caso Roto tom.

Ricevere l’invito dell’organizzazione di Canapa Mundi per partecipare ai dibattiti era stata una graditissima sorpresa. La fiera romana aveva già fatto parlare positivamente di sé per la sua prima edizione dello scorso anno, e la sua eco era arrivata fino in Spagna. Ma cosa avrei trovato in una fiera cannabica a Roma, capitale di uno dei paesi più proibizionisti d’Europa, davvero non lo sapevo.

Roma, Italia, un paese dove la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica era fino a pochissimi anni fa a favore dell’infame legge Fini Giovanardi sulle droghe, che ha riempito le carceri di migliaia di semplici consumatori di cannabis. Un paese che in quelle carceri ha massacrato di botte i suoi cittadini consumatori di cannabis, come Stefano Cucchi, anima dolente di Roma.

Certamente, in questi sei anni il mondo ha conosciuto un’accelerazione mai vista nella strada verso la fine della persecuzione di consumatori e coltivatori di Marijuana. Colorado, Washington, Uruguay, Mexico: il vento che viene dall’America è sempre tremendamente seducente per noi italiani…

Senza tacere i timidi segnali giunti dall’Italia stessa, primo fra tutti la bocciatura da parte del Supremo della criminale Fini Giovanardi per incostituzionalità due anni fa. E più recentemente, la proposta di legge firmata da 200 parlamentari (su più di 1000…), le “gaffe” del Ministro Lorenzin sul terapeutico, lo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze e la sua produzione di canapa terapeutica. Notizie spesso fraintese e ingigantite dalla stampa interna ed ancor più estera in cerca di novità sullo scacchiere.

Ebbene, a Roma ho trovato una fiera della canapa coraggiosa, innovativa, gioiosa e di grandissimo successo di pubblico e di critica. Svoltasi in un sostanziale clima di pax poliziesca, senza raid interni o posti di blocco cinofili nei dintorni e tutta la paccottiglia repressiva a cui i consumatori italiani sono tristemente abituati.  

Un evento cannabico del genere non sarebbe mai stato immaginabile solo 6 anni or sono. Io, almeno, non me lo sarei mai immaginato.

Di più: il rotondo successo di Canapa Mundi, solamente alla sua seconda edizione, è forse il segno più evidente del cambio profondo e inarrestabile dell’opinione pubblica italiana sul grande rimosso della cultura popolare dell’ultimo secolo: la pianta della canapa, o Cannabis Sativa L, e i diritti dei suoi consumatori.  

Lo slogan quanto mai azzeccato, “Ce n’è per tutti”, racchiude perfettamente l’approccio olistico utilizzato dall’organizzazione, nella proposta fieristica e nella sua comunicazione esterna. Accanto ai grandi nomi di sempre dell’industria cannabica come Sensi Seeds, Green House, Atami, Plagron, Dinafem e mille altri -mancavano davvero in pochi!- ecco che un’intera ala del grande Pala Cavicchi era dedicata ai molteplici utilizzi tradizionali della canapa che in Italia i nostri nonni ancora ricordano: alimentare, cosmetico, tessile, edile combustibile. Con tantissimi stand della rinascente filiera industriale italiana da tutte le regioni del paese, dai friulani di You Hemp ai tarantini di Canapa&Co. Stand, tutti, che hanno richiamato una grandissima attenzione.

E nel segno del  “Ce n’è per tutti”, è stata una grande allegria rincontrare ed ascoltare attivisti instancabili come Joep Oomen ed Enrico Fletzer di Encod e Grazia Zuffa di Forum Droghe/Fuoriluogo smontando Ungass 2016. O Daniele Farina, fra le tante cose relatore alla camera della proposta di legge sulla regolamentazione della cannabis. Solo alcuni degli ospiti dei ricchi dibattiti che hanno animato la sala dedicata, e in cui ho avuto il piacere di parlare della situazione del movimento cannabico spagnolo nella giornata inaugurale del venerdì.  

Dalla chiacchierata al banchetto di Assonabis con Farina, invero, i dubbi sui contenuti e viabilità politica della proposta di legge dell’intergruppo si son intensificati: da un lato alcuni partiti coinvolti palesano una totale mancanza di conoscenza della materia da legiferare, e un approccio dominato da troppi timori e reticenze. Dall’altro, le condizioni politiche del governo non lasciano spazio ai sogni.  

E poi Alessandra Viazzi di Pazienti Impazienti Cannabis, durissima contro l’incompetenza della Lorenzin e dell’Istituto Militare. E Fabrizio Dentini di Soft Secrets Italia, Zineb e Anna di Delicious Seeds, Ramon di Sweet Seeds, Franco Casalone con una incredibile charas, perché in fiera, soprattutto all’esterno, si fumava. I ragazzi di Free Weed, punto di riferimento dell’attivismo italiano, “Fada” Lampa Dread, icona della controcultura romana e attentissimo ai dibattiti internazionali. Senza dimenticare i grandi artisti coinvolti nel riuscitissimo party notturno di Canapa Mundi all’Intifada, come “Puppa” Raina e Mr. Later della storica Villa Ada Posse, Gillo Mc, Aspra Posse, Mr. Joint: le fiere si accompagnano spesso a questo sapore di rimpatriata e ri/scoperta. E tantissime e di tutti i tipi sono le persone transitate nei tre giorni romani.

Eccoci al punto. La partecipazione popolare è forse il dato che più colpisce. Secondo i dati ufficiali appena diramati, 14.000 (!!!) sono i visitatori passati nei tre grandi padiglioni del Pala Cavicchi, riempiendoli di colori, voci, allegria. Soprattutto nelle giornate di sabato e domenica l’affluenza è stata imponente e continua.

E moltissimi, forse in maggioranza, erano uomini e donne in là con l’età, borghesi e raffinati nelle apparenze come solo in Italia. Persone che probabilmente non avevano mai fumato una canna in tutta la loro vita e che fino a ieri erano proibizionisti senza se e senza ma. E che in questa verde primavera italiana, passavano divertiti e incuriositi fra uno stand e l’altro con il Borsalino in una mano e una borsa di Sweet Seeds o Positronics rigonfia di oggetti cannabici nell’altra, e con mille curiosità sulla marijuana terapeutica/ricreativa o le sue applicazioni industriali. 

In sintesi, Canapa mundi esce dallo steccato del “mundillo fumeta”, del mondo dei fumatori tradizionale. Lo contamina e riesce a proiettare all’esterno della società cannabica la lotta per la Marijuana Reform. 

Se l’efficacia di un’iniziativa antiproibizionista si misura con la capacità di attrarre, parlare, aprirsi al mondo esterno, e di generare dibattito e cambi di orientamento nella pubblica opinione, abbattendo stigmi, pregiudizi, idiozie assortite; beh, senza dubbio Canapa Mundi, solo alla sua seconda edizione, è già l’evento di lotta più importante d’Italia insieme alla storica e magnifica Million Marijuana March romana.

Infine, e chiudendo il ragionamento iniziato sopra, Canapa Mundi si presenta come (con)causa ed effetto di un’Italia profonda che “eppur si muove”, che pare abbandonare decadi di oscurantismo e ignoranza sulle drug policy. E di ferocia conformista.

E che forse con eccessivo zelo, carattere imperituro dell’italianità, è pronta a saltare sul promettente carro cannabico. Perché sì, passando alle cose più materiali, l’impressione duratura che mi è rimasta dalla fiera è che in Italia ci sia odore forte di corsa all’Eldorado. Con tutti i rischi e opportunità che essa può comportare.

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  1. tony420 Reply

    “I ragazzi di Free Weed, punto di riferimento dell’attivismo italiano”
    ma per piacere! sono un gruppetto di ragazzetti che non si fila nessuno e che non hanno concluso nulla in anni di attivita’. si vede che non conosci proprio la situazione italiana.

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